La discussione sulla “politica digitale”: chi ha sbagliato si pente e torna indietro

Il gran parlare sul decreto sull’editoria trova sui blog un luogo di discussione allargata, per esempio su Webgol.it, curato da Antonio Sofi, docente di sociologia delle professioni dei nuovi media a Scienze politiche a Firenze, e da Enrico Bianda, giornalista della radio svizzera Rtsi. In un suo post intitolato Roc(k)&Blog lo stesso Sofi scrive: «A me piace una politica che si mette in ascolto delle varie anime esperte della società, e quando sbaglia, se ne rende conto e fa pubblicamente un passo indietro. E’ una logica pienamente digitale: la prima bozza della webpolitica che verrà?» Ecco alcuni dei commenti di risposta. «Questo blog non ha finalità di informazione, né di formazione né di intrattenimento. Lo scrivo solo perché sono un grafomane e al lavoro mi annoio», scrive un utente. Ciro Pellegrino, più costruttivamente, cerca di scovare i diritti oltre che i doveri di un’eventuale assimilazione alla stampa per i blogger: «Datemi mezza giornata e faccio domanda per avere i contributi per l’editoria». Da Webgol ci si può linkare nel progetto della unAcademy o Accademia non convenzionale della cultura digitale, dove si legge: «Che tipo di protezione riceve un template, un post o un’immagine? Quali sono le implicazioni giuridiche dell’utilizzo sul proprio blog di materiali di terzi?»
Una discussione che si approfondirà con un ciclo di incontri con Elvira Berlingeri, docente di Diritto d’autore e copyright all’Università di Firenze. Il tema è: «Nei blog,
in sostanza, si producono contenuti. E questi contenuti, indipendentemente dal loro formato, ricadono sotto la tutela del diritto d’autore». Sul blog si legge poi dell’iniziativa di Sergio Maistrello, un giornalista che ha realizzato un corso per cinque ultrasessantenni che «insieme ai loro avatar custodi», potranno imparare a usare Internet per tenersi in contatto, raccontare storie, pubblicare fotografie, condividere esperienze con parenti, amici lontani e nuovi conoscenti: «Chi pensa che Second Life, i blog, i wiki e le altre applicazioni sociali del web siano una questione fra giovani, non ha mai visto un settantenne motivato davanti alla tastiera».

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