In questi ultimi mesi in Italia i blog sono saliti alla ribalta delle cronache italiane. Dal Vaffaday di Beppe Grillo fino all’ultima proposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Levi di registrare tutti i blog, i cosiddetti “bollettini elettronici” sono stati osservati con una rinnovata attenzione.
Ma perché il weblog ci preoccupa così tanto? Quali sono le opportunità comunicative che questo strumento ci offre? Risponde a queste domande in un saggio Giuseppe Granieri, uno dei maggiori esperti di comunicazione e culture digitali.
“Blog generation”, secondo lo studioso Derrick De Kerckove che ne ha curato la prefazione, è un libro molto piacevole da leggere, un vero e proprio studio sociologico sui weblog che sono oggi “la creatura più matura del web” rappresentando “uno spazio per la riflessione condivisa”.
Il ragionamento di Granieri ha inizio da una riflessione sul contributo che i blog possono offrire alla democrazia. Nelle polis greche tutti erano coinvolti nelle attività produttive ed erano chiamati a discuterne, poi, con la nascita delle repubbliche, per la complessità di gestione, si è giunti alla democrazia rappresentativa dove il potere è delegato a persone scelte dai cittadini. In questa situazione gli individui hanno uno scarso potere di controllo perché possono giudicare soltanto in base alle informazioni fornite ufficialmente dai media e scegliere a posteriori con il voto.
E’ in questo scenario che i weblog entrano in modo dirompente nella nostra società minacciando lo status quo mediatico e culturale. Non bisogna più avere “una patente” per pubblicare notizie, non è più necessario un mediatore che selezioni cosa passare nell’imbuto dei mezzi di comunicazione. Ogni blogger diviene editore di se stesso.
Le pagine diventano un nodo della rete globale di discussione senza la pretesa di essere esaustive, ma indirizzando, invece, il lettore verso risorse esterne, rendendolo partecipe di un’opera ipertestuale in continuo divenire.
Questa rete di discussione si differenzia da tutti gli altri network per un aspetto fondamentale: non si basa su un’applicazione progettata da qualcuno, ma è determinata dalla prassi seguita da milioni di persone. E’ la comunità che fa crescere la “blogosfera”, è la pubblica opinione che stabilisce le priorità di attenzione degli eventi.
In questo modo i blog riescono ad influenzare i poteri forti. Se l’agenda dei media determina l’agenda della politica, l’agenda della blogosfera agisce su giornalisti ed editori che si chiedono cosa interessa davvero alla gente.
Come aveva affermato Dan Gillmor in” We the media” molti politici e uomini d’affari di oggi gestiscono il loro rapporto con i mezzi di comunicazione come nell’epoca industriale, dove ancora gli uffici marketing e le pubbliche relazioni potevano trattare con la stampa, controllando e filtrando le notizie da immettere nei circuiti esterni. Questo modello è ancora funzionante, ma lo sarà sempre di meno col crescere dei blog, dove la popolazione è fatta da individui e non da grandi organizzazioni, dove non ci sono barriere d’accesso ed è il lettore a scegliere cosa è meritevole d’attenzione e cosa è destinato a rimanere nel dimenticatoio.
Granieri spiega come, in questo contesto, sia ormai difficile che una notizia non vera o incompleta passi inosservata prendendo a prestito la metafora del “cittadino monitorante” di Michael Schudson. Secondo lo studioso il cittadino decide di esaminare moltissime fonti, leggendo quelle più significative, rielaborandole e discutendole. In questo processo egli non è mai isolato, ma anzi condivide con gli altri e con i media la responsabilità di controllare e selezionare l’informazione.
La rete offre in tal modo uno spazio di partecipazione alla creazione di idee e temi politici. Se di solito l’elettorato si dimostra indifferente e estraneo al dibattito politico, è stato dimostrato, durante le campagne presidenziali del 2004 negli Stati Uniti, che il cittadino quando ha la possibilità di inserirsi in uno spazio pubblico in cui la sua opinione viene ascoltata tende a schierarsi ed esprimersi. Per le democrazie, dunque, quella dei blog è un’occasione da non lasciarsi sfuggire e i politici più illuminati non tarderanno a coglierla. Il messaggio conclusivo di Granieri messo in bocca a Ségolène Royal è chiaro: se i politici continuano a decidere la politica tra loro non arriveranno da nessuna parte, diviene sempre più necessaria la discussione diretta con il cittadino. E ora l’opportunità c’è.
Blog Generation
Giuseppe Granieri
Saggi Tascabili
Laterza
2005
€ 10